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12 Dicembre 2019

XXII Rapporto Pit Salute 2019 di Cittadinanzattiva “Liste d’attesa sempre più lunghe, assistenza territoriale in affanno, burocrazia che limita l’accesso al Ssn e aumento ticket e spesa privata”

XXII Rapporto Pit Salute 2019 di Cittadinanzattiva “Liste d’attesa sempre più lunghe, assistenza territoriale in affanno, burocrazia che limita l’accesso al Ssn e aumento ticket e spesa privata”

È stato presentato ieri a Roma, alla presenza del Ministro della Salute Roberto Speranza, il XXII Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva, un report annuale che contiene le segnalazioni dei cittadini sulle difficoltà che riscontrano nell’usufruire dei servizi del Ssn.

Il quadro che ne è emerso rivela un servizio sanitario con problemi di costi, con una burocrazia pesante e difficoltà di accesso in una parte ancora significativa del Paese.

Sono in aumento le segnalazioni per le attese, a cui i cittadini hanno purtroppo imparato a rispondere mettendo mano alla tasca per pagare l’intramoenia o il privato, e aumentano le segnalazioni relative alla assistenza territoriale (16,8%).

Nota importante invece è la scelta dell’abolizione del superticket, ed alcune misure contenute nel Patto per la salute, come i nuovi fondi a disposizione e la possibilità di assumere nuovo personale che possa migliorare gli standard e contribuire alla riduzione delle liste di attesa.

Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, ha dichiarato: “Per noi la vera battaglia sarà per la sburocratizzazione del SSN affinché diventi davvero a misura del cittadino, intervenendo per facilitare l’accesso ai servizi e eliminare i tanti costi diretti e indiretti, come appunto il labirinto burocratico”.

I tempi di attesa per visite ed esami si allungano. Per il tema dell’accesso alle prestazioni sono 3 le voci più segnalate: liste d’attesa (57,4%), ticket ed esenzioni (30,8%), Intramoenia (8,6%). Per le liste d’attesa i cittadini segnalano più problemi nell’ottenere visite specialistiche (34,1%), interventi di chirurgia (31,7%) ed esami diagnostici (26,5%). Per le visite specialistiche attese anche di 9 mesi (Oculistica), 8 mesi (Cardiologica) e 7,5 mesi (Neurologica e Odontoiatrica). Gli interventi di chirurgia fanno registrare maggiori attese quando si tratta di Ortopedia (27,2%), Chirurgia Generale (16%), Oncologia (13%) e Oculistica (11,3%). Per gli esami diagnostici l’attesa si concentra maggiormente su Ecografie (21,2%), Risonanze Magnetiche (12,3%), Ecodoppler (11,7%), e TAC (9,9%). Le attese medie per gli esami sono più lunghe in caso di Mammografia (16 mesi), Risonanza Magnetica (12 mesi), TAC (11 mesi) ed Ecodoppler (10 mesi). In tema di i cittadini segnalano la mancata applicazione delle esenzioni (40,8%), i costi elevati per la diagnostica e per la specialistica (32,1%) e i costi a totale carico del cittadino (19,9%).

Per la Chirurgia generale le attese sono un problema nel 16% dei casi, mentre il 13% dei contatti segnala difficoltà similari anche in Oncologia. Anche per l’Oculistica vi è un 11,3% di cittadini che ha affrontato disagi per ottenere l’intervento, con attese effettive, ad esempio per un intervento di cataratta, che arrivano a 15 mesi. Altri esempi di attese oltre le normali indicazioni normative, così come raccontate dai cittadini, sono quelle di 22 mesi per un intervento di ricostruzione mammaria e di 6 mesi per un intervento di rimozione di tumore alla vescica.

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