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22 Febbraio 2019

La sanità regionale lombarda è giunta ad una svolta epocale: come cambiano le regole?

La sanità regionale lombarda è giunta ad una svolta epocale: come cambiano le regole?

Il neo eletto Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana ha deciso di dare una svolta epocale alla sanità regionale.

Per la prima volta dopo ventidue anni, e ben più di un’inchiesta giudiziaria, il modello di Sanità voluto dall’allora governatore Roberto Formigoni è messo in discussione.

Il suo principio ispiratore è stato la libertà di scelta del paziente tra ospedali pubblici e privati accreditati con il sistema sanitario; un’impostazione unica in Italia che, in nome della competitività, ha assicurato alle strutture private ampi margini di manovra sulle prestazioni da offrire ai cittadini.  

Con ricadute concrete per il paziente sulle cure che riceverà in futuro.

È proprio su questi margini di manovra che il governatore Fontana vuole mettere dei limiti allo scopo di ridurre le liste di attesa e spendere al meglio i soldi pubblici disponibili. Una scelta duramente contestata dagli operatori della Sanità privata che si sentono ingiustamente messi sotto accusa.

Il cambiamento voluto da Fontana, espresso in un documento di 200 pagine conosciuto come “Regole di sistema 2019”, è di chiedere ai privati di programmare la propria attività in base alle cure considerate più necessarie e di evitare il ricorso alle attività maggiormente remunerative, ma clinicamente meno rilevanti. Per i privati, che rivendicano l’importanza e la correttezza del loro operato, è un affronto senza precedenti. Il provvedimento, sottolineano i cittadini, evidenzia una pregiudiziale negativa verso gli erogatori privati accreditati, prefigurando un cambiamento del paradigma che ha sempre caratterizzato il sistema sanitario lombardo: la libertà di scelta dei cittadini.

La Lombardia, come ogni altra regione in Italia, rimborsa agli ospedali le cure che vengono erogate ai pazienti sulla base di un budget definito singolarmente per ogni struttura su base storica. Oggi per la prima volta viene imposto un limite di quota di 35 milioni per lo svolgimento delle prestazioni che saranno individuate dai vertici della direzione Welfare.

Viene chiesto ai privati di vincolare una piccola parte del budget (35 milioni costituiscono l’1% del valore dei ricoveri) a prestazioni che hanno lunghi tempi di attesa.

Fontana sottolinea che non mette sotto accusa i privati, anzi si ritiene orgoglioso della collaborazione esistente tra pubblico e privato ed è convinto dell’eccellente preparazione di professionisti e specialisti che lavorano in strutture private.

Source: twitter.com