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13 Giugno 2019

Un’azione internazionale per abbassare il prezzo dei farmaci

Un’azione internazionale per abbassare il prezzo dei farmaci

L’Oms stima che cento milioni di persone all’anno siano in condizioni di povertà a causa del prezzo pagato per le medicine. Infatti, ci sono prove del fatto che i prezzi imposti per alcuni farmaci siano, in realtà, eccessivi. Un rapporto dell’Oms della fine del 2018, dedicato alle medicine per patologie rare o specifiche, ha concluso che le aziende decidono il prezzo dei loro farmaci in base alla previsione di guadagno, e non sull’effettivo costo di produzione o per rendere più accessibile il costo delle cure per i pazienti. Risulta normale che un’azienda cerchi di ottenere il massimo profitto possibile. Tuttavia, le case farmaceutiche non sono aziende comuni in quanto i loro prodotti sono necessari per la salute dei cittadini. 

Questa indagine di mercato ha rilevato, quindi, che le medicine per terapie rare o specifiche generano profitti che riescono a coprire non solo i costi di ricerca e sviluppo, ma sono anche in grado di far guadagnare intermediari e case farmaceutiche. Anche perché questo tipo di medicinali sono talmente specifici che gli acquirenti sono disposti a spendere cifre superiori al loro valore. L’industria dei farmaci genera grandi profitti. 

Il costo elevato dei farmaci è un tema comune a molti stati europei: nel Regno Unito il governo è in lotta con una casa farmaceutica per il costo smisurato di una medicina per la fibrosi cistica, negli Stati Uniti ci sono stati dei casi di persone diabetiche morte a causa del prezzo elevato dell’insulina, nei Paesi Bassi il governo ha sospeso per lungo tempo l’acquisto di un farmaco perché troppo caro, nonostante fosse coinvolto direttamente nello sviluppo. Il prezzo dei farmaci è diventato un tema di discussione pubblica solo quando è arrivato in cima alle preoccupazioni dei paesi ricchi, il fatto che i paesi di sviluppo lamentassero questo problema da anni non è stato nemmeno preso in considerazione. 

Nell’Assemblea mondiale della sanità (Ams), tenutasi il 20 maggio, i ministri della salute dei governi si sono messi a tavolino per definire gli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. I temi principali affrontati durante la discussione sono stati: l’estensione della copertura medica universale, la resistenza agli antimicrobici, l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute e l’aggravarsi della crisi di ebola in Congo. Eppure, l’argomento più scottante è stato il prezzo eccessivo delle nuove medicine, in particolare quelle contro patologie rare o specifiche.  

Il Ministro della salute italiano, Giulia Grillo, a febbraio ha pubblicato una proposta per abbassare il prezzo dei farmaci. Alle aziende sarà anche chiesto di rendere pubbliche le diverse forme di sostegno statale che ricevono, che possono essere sia fondi d’investimento privati agli incentivi fiscali, che provenienti dalle ricerche portate avanti da accademici. La speranza è che una maggiore chiarezza possa portare a una risoluzione del problema del prezzo dei farmaci. Il testo auspica un’azione internazionale per migliorare la trasparenza dei prezzi e dei costi di ricerca e produzione di medicinali. Infatti, la proposta è stata sostenuta da molti paesi, sia ricchi che in via di sviluppo. 

Le aziende farmaceutiche rendono pubblico il loro prezzo di listino, ma quelle stesse cifre possono subire variazioni perché vengono poi abbassate dai governi che riescono ad ottenere uno sconto. Ma, come sostiene Els Torreele, della Ong “Medici Senza Frontiere”, il problema si presenta quando le stesse medicine vengono vendute a prezzi differenti a seconda dell’acquirente. Gli intermediari, firmando un accordo di confidenzialità, sono tenuti a tenere segreto il prezzo, ma chi ci rimette a livello di credibilità pubblica sono le aziende farmaceutiche che si dichiarano non contente di questa situazione. Le aziende farmaceutiche di Regno Unito, Germania e Danimarca stanno facendo pressioni per non adottare la proposta. Perché affermano che una maggiore trasparenza dei prezzi non sarebbe un’agevolazione alla riduzione dei costi dei farmaci, bensì controproducente. Grazie all’accordo di confidenzialità le aziende riescono a far pagare prezzi più bassi ai Paesi più poveri, avendo però un ritorno economico facendo pagare di più per lo stesso farmaco ai paesi più ricchi. Lo sconto applicato agli stati più poveri non è un dato conosciuto se non per quei casi che hanno avuto visibilità mediatica. 

Gli Stati Uniti per ora sono l’unico stato che ha recentemente fatto della trasparenza del prezzo dei farmaci una priorità, e i produttori devono, ad oggi, dichiarare i loro prezzi di listino anche nelle pubblicità televisive. Informazione importante per i pazienti, che sono messi nella condizione di scelta dell’acquisto. È quindi inevitabile, che nei prossimi anni, nei confronti delle case farmaceutiche, s’intensificheranno le richieste di trasparenza sui farmaci salvavita. 

Source: www.internazionale.it