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24 June 2019

Gimbe: SSN sempre più povero, è il personale sanitario a pagarne le conseguenze

Gimbe: SSN sempre più povero, è il personale sanitario a pagarne le conseguenze

Il 4° Rapporto Gimbe sulla sostenibilità del SSN lancia l’allarme sulle contraddizioni della sanità descrivendo uno scenario che il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, definisce un vero e proprio “disastro sociale ed economico”. I tagli al Sistema Sanitario Nazionale proseguono ogni anno da un decennio a questa parte, ma il calo della spesa non è mai stato affiancato ad un’adeguata riorganizzazione del personale. Questi tagli hanno comportato, quindi, un abbassamento del livello delle prestazioni e a farne le spese insieme al personale sanitario sono i pazienti. La contraddizione evidenziata dal rapporto Gimbe consiste nel fatto che mentre si fanno progressi nella ricerca farmacologica e in termini tecnologici, questi farmaci innovativi a causa del costo eccessivo non sono accessibili a chi ne ha bisogno. 

I numeri parlano chiaro. La sanità assorbe il 6,6% del Pil, ma l’intera filiera della salute ne produce circa l’11%. Nel 2017 la spesa sanitaria in Italia è stata di quasi 155 miliardi di euro, dei quali 113 vengono dal pubblico e quasi 42 dal privato, di cui 35 miliardi a carico delle famiglie e 5,8 intermediati da fondi sanitari, polizze e altri enti. Secondo le analisi di Gimbe, infatti, il 19% della spesa pubblica, che corrisponde al 40% delle spese familiari e il 50% di quella intermediata, non migliorano salute e qualità di vita delle persone. Ad appesantire la situazione italiana c’è poi il definanziamento pubblico. Nel periodo 2010-2019 sono stati sottratti al SSN circa 37 miliardi e allo stesso tempo l’incremento del fabbisogno sanitario nazionale è cresciuto di quasi 9 miliardi. 

A spiegare come sia il personale a pagare le maggiori conseguenze di questi tagli, lo confermano i dati del Mef e della Ragioneria generale dello Stato sulla composizione della spesa sanitaria. La variazione media annua della spesa aggregata per redditi da lavoro dipendente si attestava mediamente al +4,7% nel periodo 2001-2005, ma poi è scesa al +2,3 % nel periodo 2006-2010 e infine precipitata al -1,1% nel periodo 2011-2017. Dal 2000 al 2017 l’incidenza sulla spesa sanitaria totale si è ridotta dal 39,8% al 30,7%. La ministra della Salute, Giulia Grillo, durante la presentazione del rapporto ha sottolineato l’importanza delle risorse umane del SSN perché sono coloro a cui è affidata la gestione delle strutture sanitarie che iniziano a lamentarsi perché gli stipendi cominciano ad essere più bassi di Francia, Germania, Inghilterra, Olanda e Svezia. Senza una gestione efficace delle risorse e maggiori investimenti, si rischia di assistere all’implosione del SSN. La Grillo, infatti, propone di investire una percentuale della spesa sanitaria pubblica nel personale. 

UN “PIANO DI SALVATAGGIO DEL SSN” IN 12 PUNTI 

Per riallineare il Sistema Sanitario Nazionale agli standard degli altri paesi europei e offrire ai cittadini italiani un servizio sanitario di qualità, equo e universalistico, Gimbe stima che sarà necessaria nel 2025 una spesa sanitaria di 230 miliardi. Per salvare il sistema, inoltre, la Fondazione propone un vero e proprio Piano articolato in 12 punti

  • Mettere la salute al centro delle decisioni politiche non solo sanitarie, ma anche ambientali, industriali, sociali, economiche e fiscali; 
  • Rilanciare il finanziamento pubblico per la sanità ed evitare continue revisioni al ribasso; 
  • Aumentare le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni nel rispetto delle loro autonomie; 
  • Costruire un servizio socio-sanitario nazionale, perché i bisogni sociali condizionano la salute e il benessere delle persone; 
  • Ridisegnare il perimetro dei livelli essenziali di assistenza secondo evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia
  • Ridefinire i criteri di compartecipazione alla spesa sanitaria ed eliminare il superticket; 
  • Lanciare un piano nazionale per ridurre sprechi e inefficienze e reinvestire le risorse recuperate in servizi essenziali e innovazioni
  • Avviare un riordino legislativo della sanità integrativa per evitare derive consumistiche e di privatizzazione; 
  • Regolamentare l’integrazione pubblico-privato e la libera professione secondo i reali bisogni di salute; 
  • Rilanciare politiche e investimenti per il personale e programmare adeguatamente il fabbisogno di medici, specialisti e altri professionisti sanitari; 
  • Finanziare ricerca clinica e organizzativa con almeno l’1% del fabbisogno sanitario nazionale; 
  • Promuovere l’informazione istituzionale per contrastare le fake news, ridurre il consumismo sanitario e favorire decisioni informate. 

Source: www.enpam.it