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27 Giugno 2019

Assistenza transfrontaliera. In pochi sono consapevoli del diritto a ricevere cure anche all’estero

Assistenza transfrontaliera. In pochi sono consapevoli del diritto a ricevere cure anche all’estero

La Direttiva 2011/24/UE sull’assistenza sanitaria transfrontaliera disciplina il diritto per i pazienti dell’UE di poter accedere ad un’assistenza sanitaria sicura e di alta qualità oltre i confini nazionali, all’interno dell’UE, ed il diritto ad essere rimborsati per tale assistenza. Tuttavia, solo una minoranza dei potenziali pazienti è consapevole di aver diritto a ricevere assistenza sanitaria all’estero

La Corte dei Conti europea ha stilato una relazione speciale in materia di assistenza sanitaria transfrontaliera. La relazione rileva che per i pazienti, in alcune situazioni, l’assistenza più accessibile o adeguata è disponibile unicamente in uno Stato membro diverso dal loro Paese di residenza e che la possibilità di poter decidere in libertà di ricorrere all’assistenza sanitaria transfrontaliera può concorrere a migliorare la loro salute. 
  

Nella relazione speciale sono contenute le seguenti raccomandazioni: fornire maggiore sostegno ai Punti di Contatto Nazionali (NCP) per migliorare le informazioni fornite ai pazienti sui loro diritti in materia di assistenza sanitaria transfrontaliera, preparare meglio gli scambi transfrontalieri di dati sanitari e migliorare il sostegno fornito e la gestione delle reti di riferimento europee, per facilitare l’accesso all’assistenza sanitaria per i pazienti affetti da malattie rare.  
  
La relazione, inoltre, precisa che la Corte ha esaminato se la Commissione europea abbia adeguatamente vigilato sull’attuazione della Direttiva europea sull’assistenza sanitaria transfrontaliera e, in particolare, se abbia fornito indicazioni ai Punti di Contatto Nazionali (NCP) responsabili di fornire informazioni ai pazienti sul loro diritto all’assistenza transfrontaliera. Inoltre, la Corte ha valutato i risultati raggiunti nello scambio transfrontaliero di dati sanitari dei pazienti e verificato le principali azioni nel campo delle malattie rare, focalizzate sulla creazione delle reti di riferimento europee. Lo scopo di tali reti, infatti, è diretto a favorire la condivisione di conoscenze e a fornire consulenza per la diagnosi e la cura, attraverso consultazioni virtuali tra prestatori di assistenza sanitaria tra i vari stati Europei, migliorando il livello dell’assistenza in Europa. 
 

La Corte ha concluso che “le azioni intraprese dall’UE nel settore dell’assistenza sanitaria transfrontaliera erano ambiziose e hanno accresciuto la collaborazione tra gli Stati membri, ma devono essere gestite meglio. Stando a quanto constatato al momento dell’audit, l’impatto sui pazienti era limitato”. 
  
 

Per quanto riguarda la Commissione, invece, ha rilevato che “ha vigilato adeguatamente sull’attuazione della direttiva negli Stati membri ed ha sostenuto il lavoro dei Punti di Contatto Nazionali (NCP) responsabili di informare i pazienti riguardo ai loro diritti in materia di assistenza sanitaria transfrontaliera. Tuttavia, i pazienti dell’UE hanno ancora difficoltà ad accedere all’assistenza sanitaria all’estero e solo una minoranza dei potenziali pazienti sa di aver diritto a beneficiare dell’assistenza sanitaria transfrontaliera. La complessità dei percorsi per l’assistenza sanitaria transfrontaliera che i pazienti possono seguire nel quadro della Direttiva 2011/24/UE e del regolamento sul coordinamento in materia di sicurezza sociale rendono difficile fornire ai pazienti informazioni chiare. I siti dei NCP forniscono informazioni limitate sulle prestazioni”. 

Source: www.quotidianosanita.it/