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21 Novembre 2019

Le Regioni pagano il revisore Kpmg per approvare i bilanci. Indagano Corte dei conti e pm calabresi

Le Regioni pagano il revisore Kpmg per approvare i bilanci. Indagano Corte dei conti e pm calabresi

Nelle Regioni in piano di rientro per i deficit sanitari regna un paradosso, e cioè che il controllore dei bilanci sanitari regionali viene pagato dal controllato. Sono stati infatti pagati dalle Regioni circa 100 milioni di euro in un decennio al colosso revisore dei conti Kpmg. Oltretutto, questi controlli avrebbero potuto essere stati svolti dal Ministero dell’Economia e da Agenas, l’Agenzia pubblica per i servizi sanitari regionali.

L’ultimo contratto stipulato dalla Consip con Kpmg e la Bocconi per affiancare le Regioni sui conti sanitari e il rispetto dei Lea è del giugno 2018. Coinvolge Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise e Sicilia per un valore di più di 13 milioni. Appalti che si susseguono in realtà da 10 anni per un valore complessivo che, secondo Agenas, supera i 100 milioni. Nonostante ciò, a Reggio Calabria la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo e la Procura ha avviato un’inchiesta sul pagamento di doppie fatture a una clinica privata.

Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ultimamente ha dichiarato: «Il ricorso alle società di consulenza da eccezionale è diventato la regola, senza peraltro che, come dimostrano gli anni trascorsi, ci sia stato un trasferimento di competenze e di know how verso le amministrazioni regionali in difficoltà». Un compito “formativo” che era invece previsto sin dal primo contratto, ma evidentemente mai svolto, visto che si è proceduto di rinnovo in rinnovo. «Peccato – ricorda Sileri – che nel frattempo sia avvenuto uno sviluppo esponenziale delle attribuzioni conferite agli enti vigilati, e in particolare all’Agenas, grazie a un’iniziativa legislativa da me promossa, che ne ha riconosciuto il primato nello svolgimento del monitoraggio, anche preventivo, dell’andamento dei servizi sanitari».

Soprattutto riguardo il monitoraggio dei Lea, «visto che non mi risulta che gli advisor abbiano, né possano avere, competenze al riguardo». Da qui la proposta di spostare almeno parte delle risorse dai consulenti esterni «alle agenzie vigilate dal ministero della Salute, che possono svolgere i medesimi compiti». Un’idea che potrebbe a breve essere messa nero su bianco in un emendamento al bilancio.

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