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2 Aprile 2020

Fascicolo sanitario elettronico, sfide e priorità da affrontare

Fascicolo sanitario elettronico, sfide e priorità da affrontare

Il fascicolo sanitario elettronico è nato per raccogliere ed organizzare la storia clinica dei pazienti, in modo da rendere rapida e semplice la consultazione e la condivisione. Purtroppo, come spesso succede, la realtà si allontana dall’idea iniziale, ed il fascicolo si presenta come un elenco di documenti poco pratico e per niente “user-friendly”.

A prima vista, la diffusione del fascicolo sanitario elettronico sembra alta: risultano ben diciotto le regioni in cui è stato implementato ed è operativo, secondo i dati del monitoraggio condotto da Agid insieme al Ministero della Salute.

Se però guardiamo con attenzione i dati, si evince che:

  • sono solamente sei le regioni in cui le aziende sanitarie pubblicano con regolarità documenti sul fascicolo sanitario elettronico (Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto, Trentino-Alto Adige);
  • sono solamente cinque le regioni in cui si registra una percentuale di adesioni al fascicolo sanitario elettronico da parte dei pazienti superiore al 50% (Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Toscana e Valle d’Aosta);

L’adozione di questo strumento quindi è concentrata in poche regioni. Un aspetto sicuramente da migliorare. Le attuali caratteristiche però non lo rendono pratico e il suo potenziale rischia di rimanere inespresso.

Infatti, al momento il fascicolo sanitario elettronico presenta varie criticità.

Idealmente, lo strumento dovrebbe raccogliere in modo chiaro tutta la storia sanitaria del paziente ed essere dunque utile sia agli operatori sanitari che al cittadino stesso.

In realtà è strutturato come una cartella piena di documenti poco pratici, un elenco di referti in ordine cronologico, senza nessuna anteprima. Non è quindi molto utile al medico per capire la situazione clinica del paziente (invece di rendere più semplice la procedura di anamnesi), e di conseguenza viene poco usato.

Lo stesso vale anche dal punto di vista del paziente. Infatti, il cittadino si trova innanzitutto di fronte a una complessa procedura per attivare lo strumento, un iter per niente pratico che prevede di recarsi agli sportelli dell’azienda sanitaria per firmare un apposito consenso.

Inoltre, un’ulteriore criticità da superare è quella dell’assenza dei dati relativi alla sanità privata. Se per esempio un paziente ha subito un intervento in una clinica privata e non in una struttura pubblica, nel fascicolo non ce ne sarà traccia, a meno che non carichi il relativo documento sanitario manualmente.

Oltre a tutto ciò, pochi conoscono il potenziale del fascicolo sanitario elettronico perché c’è poca divulgazione sul tema. La causa è la frammentazione dei servizi online e la mancanza di un punto di riferimento unico su internet per garantire informazioni chiare e sicure.

La priorità dunque è rivedere l’infrastruttura e l’architettura del fascicolo. Al momento infatti è basato sui documenti, ma questo modello è limitante. Sarebbe più utile passare a un sistema basato su dati clinici strutturati, eventualmente modellati secondo standard internazionali di riferimento. 

Sta maturando con il tempo la sensibilità del mercato e delle aziende sanitarie verso l’importanza di questo strumento e verso le tecnologie innovative che potrebbero dargli nuova linfa. L’augurio è che, per iniziare, almeno nelle regioni più attente all’innovazione questo processo di rivoluzione del fascicolo pian piano possa prendere piede. Il patient engagement non può prescindere da questo strumento: se si vuole andare avanti nella piena trasformazione digitale della sanità, bisogna affrontare questa situazione.

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