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23 Ottobre 2020

Protesi anca rimandate: pazienti peggiorati

Protesi anca rimandate: pazienti peggiorati

Un problema, quello delle protesi anca rimandate, già vissuto tra marzo, aprile e maggio. E che potrebbe ripresentarsi con l’aumento dei contagi e l’incubo di un nuovo lockdown. Ecco che aumenta l’allarme tra i chirurghi ortopedici, proprio a causa dello stop agli interventi non urgentiper facilitare l’assistenza ai malati Covid-19 in ospedale.

Adnkronos Salute ha intervistato Alessandro Calistri, ortopedico e traumatologo specializzato in chirurgia dell’anca e ricercatore del dipartimento di Scienze anatomiche istologiche medico legali e dell’apparato locomotore dell’Università Sapienza di Roma.

 “La situazione creata dalla pandemia ha causato una contrazione degli interventi di protesi, perché si è dato più spazio alle operazioni salvavita. Questo, ad esempio,ha avuto delle conseguenze sui pazienti bisognosi di una protesi d’anca: si sono allungate le liste d’attesa e poi sono peggiorate le condizioni dei pazienti”.

Si deve pensare che in Italia il numero di interventi di protesi anca e ginocchio è in continua crescita. Nel 2001 il numero era di 103mila. Nel 2016 oltre 190mila (inclusi anche gli interventi per protesi di spalla e caviglia). Molto spesso si arriva alla protesi per l’artrosi all’anca, una condizione che provoca l’usura della cartilagine e dell’osso sottostante, determinando la perdita progressiva dell’autonomia deambulatoria. “C’è oggi una grossa necessità di interventi ricostruttivi all’anca e al ginocchio. L’immobilità per chi aspetta una protesi fa peggiorare le situazioni cliniche. Lo stop alle operazioni per dare priorità all’emergenza Covid-19 ha determinato il peggioramento di tantissimi quadri clinici. Molti pazienti ci hanno detto di aver avuto un tracollo fisico durante il lockdown e siamo preoccupati per quello che potrà accadere con una nuova serrata”, aggiunge Calistri, che collabora anche con il San Giuseppe Hospital di Arezzo, convenzionato con il Ssn della Toscana.

“Oggi le liste d’attesa per protesi anca arrivano, ad esempio da me, anche fino a 10 mesi – avverte Calistri.

Il Nord Italia assorbe la maggior parte degli interventi e proprio lì da febbraio c’è stato uno stop o comunque solo una lenta ripresa da giugno. Una situazione difficile e c’è una necessità di assorbire i pazienti in lista. I grandi centri negli ospedali pubblici ora si stanno occupando soprattutto di Sars-CoV-2″.

Secondo Calisti la pandemia ha portato con sé anche un problema psicologico. “Oggi il paziente, magari più anziano, è preoccupato se deve pensare ad una operazione all’anca: teme il coronavirus e ha paura. Ma se non torna a camminare peggiorano altre condizioni magari già un po’ critiche. Va ricordato che oggi ci sono protocolli di sicurezza molto severi per le sale chirurgiche. Tamponi in entrata a tutti, pazienti e operatori sanitari, e il sierologico per coprire il periodo finestra che si può creare nei giorni di degenza”.

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