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23 Novembre 2020

Fragilità dei sistemi sanitari europei post-Covid

Fragilità dei sistemi sanitari europei post-Covid

L’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo) ha pubblicato il suo ultimo rapporto sullo stato della salute e della sanità. La nuova edizione si chiama Health at a Glance, e raccoglie tutte le statistiche in campo medico e sanitario dei paesi europei in quest’ultimo anno. Ovviamente, è stata posta molta attenzione al Covid, definendolo “la più grande e più grave pandemia dell’ultimo secolo”. L’attenzione cade sul fatto che il Covid ha messo in luce le fragilità latenti di tutti i Sistemi Sanitari Nazionali in Europa!


Il summary report, curato dalla stessa Ocse, ci offre una sintesi degli argomenti trattati. Dai tagli alla spesa in sanità, al fumo, all’obesità, ed ovviamente all’impatto del Covid sulla sanità. Sulla spesa sanitaria, purtroppo, l’Italia è sempre in coda! La spesa sanitaria (pubblica e privata) pro-capite si attesta nel 2019 intorno a 2.473 euro (a fronte di una media Ocse di 2.572 euro). La differenza con Paesi come Francia e Germania è disarmante. Infatti, questi due paesi hanno rispettivamente valori di spesa sanitaria pro-capite di 3.644 euro e 4.504 euro. Tutto questo, considerando che l’Italia è tra i pochi Paesi della UE ad aver tagliato la spesa sanitaria negli anni post crisi 2008.

Ma, visto il detto “mal comune mezzo gaudio”, andiamo a vedere in dettaglio le fragilità dei nostri Sistemi Sanitari europei.

fragilità Sistema Sanitari
Spesa sanitaria pro-capite 2019
fragilità Sistemi Sanitari
Tasso medio di crescita annuo (in termini reali) pro-capite in spesa sanitaria 2008-19

Riportiamo un piccolo estratto del Summary Report pubblicato dalla Ocse riguardante le problematiche sui tagli alla sanità.

Health at a Glance: Europe 2020 – La sintesi

Lo shock sanitario causato dal COVID-19 ha messo in luce le fragilità latenti dei nostri sistemi sanitari ancor prima dell’inizio dell’epidemia.

Malgrado si parli molto di come la spesa sanitaria si configuri come un investimento piuttosto che come un costo, le decisioni politiche prese prima dell’arrivo di questa crisi non si sono in realtà allineate in maniera significativa a questa visione. La spesa sanitaria è ancora concentrata prevalentemente sugli interventi curativi, mentre la medicina preventiva rimane in larga parte insufficientemente finanziata.

L’impatto che il COVID-19 ha avuto sulla nostra società e sull’ economia ha quindi riportato il tema della salute pubblica al centro dell’agenda politica.

La resilienza dei sistemi sanitari di fronte al COVID-19

La pandemia da COVID-19 ha evidenziato la necessità impellente di inserire la resilienza dei sistemi sanitari fra le dimensioni chiave di valutazione della performance dei sistemi sanitari. Alla stregua dell’accessibilità, della qualità delle cure e dell’efficienza.

Durante la prima ondata della pandemia, il virus ha colpito particolarmente alcuni Paesi dell’Europa occidentale – in particolare il Belgio, la Francia, l’Italia, i Paesi Bassi, la Spagna, il Regno Unito e la Svezia. Tuttavia, a partire dall’ agosto 2020, il virus ha iniziato a diffondersi più ampiamente in tutto il resto d’Europa.

Durante i primi mesi della crisi, molti Paesi hanno riscontrato difficoltà ad aumentare la loro disponibilità di mascherine protettive ed altri dispositivi di protezione individuale. La maggior parte dei Paesi si è inoltre imbattuta in difficoltà ad ampliare la propria capacità di effettuare test diagnostici, che a sua volta ha posto un freno all’efficacia delle loro strategie di testing, tracciamento e contatto.

Questa situazione ha lasciato i Paesi con poche opzioni per contenere la diffusione del virus durante la prima ondata, rendendo necessarie misure di confinamento più severe.

Al di fuori dell’Europa, la Corea del Sud è un buon esempio di un paese che è riuscito a controllare l’epidemia da COVID-19 attraverso misure rapide, efficaci e mirate, riuscendo così ad evitare il blocco totale delle attività.

Alcuni Paesi sono riusciti a minimizzare l’impatto sanitario ed economico del COVID-19

In Europa, fino ad ottobre 2020, alcuni paesi come la Finlandia, la Norvegia e l’Estonia sono stati in grado di contenere meglio la diffusione del virus, e di mitigarne le conseguenze economiche. In parte grazie a fattori geografici favorevoli (minore densità della popolazione). Ma anche per la tempestiva attuazione di misure di contenimento mirate, e per la forte fiducia e il rispetto di tali misure da parte delle loro popolazioni.

La maggior parte dei Paesi dell’UE ha raggiunto una copertura universale per una serie di servizi sanitari di base, il che è fondamentale per affrontare con efficacia la pandemia da COVID-19. Tuttavia, la gamma di servizi coperti e il grado di condivisione dei costi variano notevolmente. L’accesso effettivo ai diversi tipi di cure può anche essere limitato a causa della carenza di operatori sanitari, dei lunghi tempi di attesa o delle lunghe distanze di viaggio per raggiungere la struttura sanitaria più vicina.


La pandemia da COVID-19 ha evidenziato la carenza di operatori sanitari in molti Paesi e la necessità di meccanismi per mobilitare rapidamente le risorse umane in tempi di crisi.


Sebbene il numero di medici e infermieri sia aumentato nell’ultimo decennio in quasi tutti i Paesi dell’UE, in molti permangono importanti carenze di personale sanitario.

Tali carenze sono state evidenziate durante la pandemia da COVID-19, quando gli operatori sanitari sono stati sottoposti a forti pressioni.

Molti Paesi hanno cercato di mobilitare rapidamente personale supplementare, spesso richiamando operatori sanitari inattivi e in pensione, nonché mobilitando gli studenti in medicina, infermieristica e altri programmi di studio nel campo sanitario. Alcuni Paesi sono stati anche in grado di riassegnare parte del personale dalle regioni meno colpite a quelle maggiormente colpite dalla crisi sanitaria.

Questa crisi sanitaria ha messo in evidenza la necessità di creare ulteriori capacità di riserva che possano essere mobilitate rapidamente.


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